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GIUGNO 2014 - A VOXE DU CAMPANIN

30.08.2014 12:35

I 150 ANNI Dl VARAZZE CITTÀ

Nella sala consiliare del Comune di Varazze si è svolta, sabato io maggio u.s., la cerimonia in ricordo del 150° del titolo di città conferito a Varazze, alla presenza di un pubblico attento e partecipato per quanto U Campanin Russu aveva predisposto, col patrocinio del Comune, in merito a questo importante evento per il quale, già da qualche anno, si era attivato il vice presidente Ettore Candela e, successivamente, la Delegata alla Cultura. Il sindaco Giovanni Delfino ha aperto la manifestazione ringraziando il sodalizio organizzatore facendo un breve excursus sull'importanza dei ricordi che ci legano al nostro passato. Subito dopo ha preso la parola Mario Traversi ex presidente de "U Campanin Russu'', il quale ha portato il saluto e I'augurio del presidente Giovanni Ghione, momentaneamente indisposto, passando quindi a illustrare la lunga storia della nostra città da quel 1864, con una carrellata di nomi illustri e di aziende che hanno fatto di Varazze una delle più importanti e importanti località della riviera e della Liguria, con 'impollinazioni" di lavoro anche in varie altre parti del mondo: una galleria di dati e di aneddoti che hanno appassionato I'auditorio, il tutto accompagnato da indovinate e opportune proiezioni curate dal segretario Gianni Giusto, con la collaborazione di Giuseppe Bruzzone e Tomaso Pastorino. È cosi riapparsa la Varazze di ieri, con le sue industrie, il suo fascino turistico della ''belle epoque", a volte di personaggi illustri che hanno scelto e onorato la sua spiaggia e il suo clima, in un caleidoscopio di immagini e di sensazioni che si sposavano perfettamente con le spiegazioni verbali, significativo approfondimento della conoscenza e dell'importanza della nostra Varazze nel cammino percorso in questi 150 anni da quel suo più che giusto riconosciuto titolo di città. Sul finale sono stati proiettati i vari stemmi (Armi) che hanno accompagnato Varazze nella sua lunga storia e fino ai giorni nostri, elaborati e coordinati da Giovanni Ghione e Gianni Giusto. Quale ringraziamento per quanto idealizzato dal Campanin Russu in questa storica occasione e in numerose altre manifestazioni, Mariangela Calcagno, che all'epoca della preparazione del ricordo di tal evento rivestiva l'incarico di Delegata alla Cultura, ha donato all'associazione un'artistica targa marmorizzata. Erano presenti gli ex sindaci G. Busso e A. Ghigliazza, i consiglieri A. Patanè, G. Carletto, G. Cerruti e P. Bassafontana, M. Ratto, P. Busso, il Com. te la Capitaneria di Porto R. Ferrari e una rappresentanza dell'Ass.ne Marinai d'Italia, con il nuovo presidente D. Gatti e i cittadini che seguono con interesse la nostra storia. Le parole di viva soddisfazione del Sindaco hanno concluso la bella e riuscita manifestazione ripresa per Televarazze da P. Spotorno. Pubblichiamo il testo della conferenza tenuta da M. Traversi e curata dal Campanin Russu a beneficio di quanti non sono potuto intervenire alla cerimonia.

ILTITOLO Dl CITTÀ A VARAZZE

Dopo la caduta di Napoleone Bonaparte a Waterloo (18 giugno 1815) e il conseguente Congresso di Vienna, I'Europa ripristinò i confini relativi "all'Ancien regime" i cui popoli avevano assorbito, tutto sommato, I'aria di una modernità portata dal vento della rivoluzione francese. I genovesi avevano sperato che alla caduta di Napoleone potesse risorgere la Repubblica Ligure, ma rimasero amaramente delusi dalla perdita dell'indipendenza e dovettero rassegnarsi ad accettare la monarchia sabauda, la quale richiamò in vita strutture, diritti e privilegi, che più non si addicevano ai nuovi tempi e tutto ciò senza quel tal Plebiscito di gattopardesca memoria che ebbero altre regioni della penisola. Vi furono mugugni e proteste, ma si dovette accettare l'art.86 del trattato di Vienna che così disponeva: "Gli stati che componevano la già Repubblica di Genova. Sono riuniti in perpetuo agli stati di S.M. il re di Sardegna, per essere come questi posseduti da esso in tutta la sovranità, proprietà ed eredità, di maschio in maschio, per ordine di primogenitura nei due rami della sua casa, cioè il ramo reale ed il ramo Savoia-Carignano.'' Ciò stabilito, si dovette fare buon gioco alla cattiva sorte e anche la Liguria si adattò ai nuovi tempi. Sorsero monumenti e strade intitolate alla Casa Regnante e la nostra città chiese il diritto di fregiarsi del proprio stemma (ultimo di una lunga serie e di varie modifiche dovute ai periodi storici affrontati e subiti) e di aver "confermato" il titolo di città, di cui Varazze già da tempo giustamente vantava. L'istruttoria si concludeva con la presentazione di un motivato ricorso a S.M. il re Vittorio Emanuele II, deliberata all'unanimità di voti dal Consiglio Comunale convocato in seduta 20 ottobre 1863, sotto la presidenza del Sindaco Not. Cav. Antonio Mombello. Con R.D. del 22 maggio 1864 n°1793, registrato alla Corte dei Conti il 31 maggio successivo, al nostro Comune veniva quindi riconosciuto il titolo di città ed il diritto di potersi fregiare del proprio stemma civico, conforme al tipo allegato al decreto stesso. Citiamo la comunicazione ufficiale inviata dal Sottoprefetto De Rolando al Consiglio Comunale di Varazze da parte di Vittorio Emanuele II, per grazia di Dio e volontà della Nazione Re d'Italia. Articolo Unico. E' accordato al Comune di Varazze (Genova) il titolo di città ed il diritto all'unito stemma che sarà, d'ordine Nostro, vidimato dal Ministro predetto. Ordiniamo che il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sia inserito nella raccolta ufficiale delle Leggi e decreti del Regno d'Italia, mandando II chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.

Dato a Torino addì maggio 1864 - f.to Vittorio Emanuele II

Ed eccoci quindi a 150 anni da quel titolo di città, che oggi festeggiamo, ripartendo proprio da quella data del 1864 per illustrare, in sintesi, il fecondo cammino compiuto da Varazze con la sagacia dei suoi abitanti; una storia di civiltà imprenditoriale e turistica di cui dobbiamo esserne fieri, nella consapevolezza del lavoro svolto soprattutto dai nostri padri, i quali ci hanno consegnato il retaggio dei loro sforzi affinché questa nostra città sia degnamente accudita nel segno di un progresso che non dimentichi il suo glorioso passato. Quanta strada da allora, dall’allestimento dei grandi brigantini sulla nostra ampia spiaggia, ultimi dei quali, con I'avvento degli scafi in ferro, fu, il ''Silenzio" i ''Capinera", "Alba Venezia” ''Capriolo" "Capriccio". Ma il lavoro dei nostri maestri d'ascia continuava con i piccoli e medi scali di Pietro Baglietto diventati i prestigiosi "Cantieri Baglietto”, Guastavino, Ghigliotto, Ottonello, Colombo, Fazio, Vedeo, Protto, Cattaneo (ancora oggi in attività), Delfino, Beviacqua, Castagna, Bagnasco, Oderigo (U Negrin), Parodi, che si orienteranno verso costruzioni minori, ma non per questo meno prestigiose. Nacque la società Siam (Società italiana automobili marittimi) e la Cives, (Costruzioni Idrovolanti Varazze e Scuola Piloti), che conobbe, insieme ai Cantieri Baglietto, una grande espansione al tempo del primo conflitto mondiale. Baglietto ''inventò" i famosi Mas (Motosiluranti anti sommergibili), per i quali Gabriele D'Annunzio coniò il motto "Memento audere semper" con quella cornice d’industrioso Lavoro, la nostra spiaggia era ritmata da una diuturna attività, durante, e già sul finire dell'epopea dei brigantini, tra uno scalo e I'altro facevano la loro apparizione le prime cabine degli stabilimenti balneari e i castigati costuma dell'epoca, in un ondeggiare di bianchi ombrellini e di pagliette. Faceva così il suo ingresso il turismo. Una patente datata Roma, 4 luglio I887, dalla Casa di S.M. autorizzava Domenico Botta a porre il nome di S.M. la Regina Margherita al proprio stabilimento balneare. Poco discosto sorgeva il Letizia, stabilimento balneare e teatro, purtroppo distrutto da un incendio negli anni '30. Altri stabilimenti balneari assunsero i ricorrenti nomi dei Savoia, quali Principessa Mafalda, Regina Elena, mentre altri, dai Pinuccia, ai Colombo, ai Ferro, Craviotto e via via Roma, Nettuno, Grand Hotel ecc, completavano l'arco di questa attività turistica estiva che portò a Varazze il "Gotha" del bel mondo di allora, dal principe Amedeo di Savoia, ai Duchi di Genova, i Conti di Castelbarco, il barone Mac di Palmenstein, il principe Tronbeskkoy, il generale Luigi Cadorna, Luigi Einaudi, il conte Calvi di Bergolo, I'avvocato Valletta, il grande musicista Sergei Vasilevic Rachmaninov, la poetessa Ada Negri, Eleonora Duse, i fratelli Cinzano, Gianpiero Lucini, il pittore Aldo Carpi, che donò all'Oratorio di S. Giuseppe il bellissimo affresco che tuttora ammiriamo sulla porta d'ingresso dell'Oratorio omonimo. Singolare figura del Risorgimento e amante di Varazze fu I'ing. Gaetano Negri, insigne ricercatore di minerali, il quale, durante una gita in località Refettun, scivolò e cadde mortalmente ferito al capo. Sul luogo del sinistro si recò in visita il Re d Emanuele III e vi fu posta una lapide a ricordarne il luttuoso evento. Figli del risorgimento furono anche Augusto Mombello e Nicolò Sardi" combattenti a Monterotondo e a Mentana con Garibaldi. Ancora sulla nostra bella spiaggia arrivò Enrico Caruso, che dal mare, fra una nuotata e l'altra e qualche imbarco notturno sulle Lampare, Lanciava con la sua possente voce Ie melodie immortali del|'epoca e ancora Ruggero Leoncavallo. Di Francesco Cilea sappiamo molte cose, ma forse non tutti sono a conoscenza che tanto la giovane e bellissima Rosa Lavarello che Francesco Cilea, furono spesso ospiti di Giacomo Puccini sul suo motoscafo ''Cio Cio san"costruito dai Cantieri Baglietto, probabile cupido di un amore che li condusse al matrimonio, celebrato nel santuario della S.S. Trinità (Santa Caterina). Cilea stabilì a Varazze, città dove trasse I'ispirazione per le note di Gloria, presentata alla Scala di Milano il in novembre ente, diretta da Arturo Toscanini e fu insignito dal Comune di Varazze della cittadinanza onoraria Molti nostri concittadini solcarono i mari per Lavoro, commercio e avventura. Ricordiamo Lanzerotto Malocello, riscopritore delle isole Canarie, Giovanni Gaggino, già all'età di 14 anni sui mari dell'oriente, dove in Cina, abile cartografo, fu insignito del titolo di Mandarino, così come il Cap. G.B. Cerruti che fra le tribù primitive della Malesia, i Sakay, tanto si adoperò per la loro difesa ed elevazione, che ne divenne il Re. Tra gli educatori ricordiamo padre Domenico Maurizio Buccelli, autore di una nuova metodologia scolastica nel Regno Sardo, don Giovanni Paseri Med. d'oro per il lungo e proficuo insegnamento, l'indomito don Domenico Ferraris cittadino onorario di Varazze, don Giacomo Gresino, insigne botanico e maestro del poeta Camillo Sbarbaro, don Umberto Borella, maestro di Sandro Pertini, il futuro Presidente della Repubblica, I'ing. Carlo Nocelli, Mons. Francesco Calandrone, pastore in un lungo e travagliato periodo della nostra storia, nonché uomini politici quale Giacomo Matteotti ospite a Varazze del cognato, il baritono Titta Ruffo, Lelio Basso, giornalista e scrittore, membro dell'Assemblea Costituente, Claudio Baglietto, filosofo e pacifista; cittadini dai nervi d'acciaio, come Simone Canepa, al Polo Nord con la spedizione del Duca degli Abruzzi, il Cap. di corvetta Gerolamo Delfino, che salvò in drammatiche situazioni di guerra moltissimi alpini del BTG Gemona, Lazzaro Parodi che sacrificò la propria vita per portare la petroliera Luisa, in fiamme, fuori dal porto di Bandar Mashour, nel Golfo Persico. Gli indimenticabili e qualificati medici quali il dott. Giuseppe Massone, il dott. Berto Ghigliotto, il dott. Luigi Lajolo, il dott. Vittorio Tega, il dott. Salvatore Chieffi in rappresentanza di quel glorioso drappello che operò per anni nell'Ospedale ''S. Maria in Bethlem" e in città. Durante la seconda guerra mondiale Varazze subì bombardamenti, deportazioni, mancanza di generi alimentari, ma anche in questo tragico evento seppe risollevare se stessa e il proprio spirito, entrando con successo, dopo la Liberazione, in quella nuova stagione che segnò gli anni della ricostruzione e del successivo "boom" economico di un'Italia che degli con speranza e fiducia al proprio futuro. Il lavoro altamente qualificato dei Cantieri Baglietto riportò il nome di Varazze all'onore del mondo, così come le affermazioni nella vela con i nostri Carattino, il Club Nautico e la Lega Navale. Altro ganglio vitale per generazioni di varazzini fu quello del Cotonificio Ligure e le cartiere lungo il Teiro, i mulini e i frantoi, la corderia Ferro, la Conceria Rocca, la Fonderia Granone e numerose, altre piccole imprese artigianali. Per tornare un attimo al turismo, ricordiamo i prestigiosi Iocali da ballo, dal Grand Hotel alla Margherita, Boschetto, Eden, Nautilus, Orizzonte. K559 e Cabiria, e gli scatenati templi del liscio del Club Nautico, Sottomarino, Soc. di M.S., il Giardino delle Campanelle, nonché le sale cinematografiche del Verdi, Teiro, Le Palme, I'Eden, il Margherita, il Teatro Don Bosco con la sua favolosa Filodrammatica, oggi risorto a ricordo di una città d'arte e di fede. Altro vanto, la Banda Musicale ''C. Cagliero" e le grandi squadre di ciclismo nazionali ed estere che soggiornarono a Varazze per i loro allenamenti in vista della Milano Sanremo, da Girardengo a Coppi a Koblet, Kubler, Magni, Bobet e tanti altri, curati dalle magiche mani di Giovanni e Gerolamo Craviotto (Carbunin) e intervistati dai vari Sandro Contini, G.B. Ferbagio), e dai giornalisti di mezza Europa. E come non parlare del Varazze FBC e del Pino Ferro; quanti nomi (Viacava, Nervo, Bruzzone, Castello, Vanessa ''U Ciavin" Giusto, Zunino, Pierantonio Baglietto, Piccardo, Carattino, Teneggi, Recagno e Turone (entrambi passati poi alla serie A), il massaggiatore Andrea Pierfederici. Ancora per lo sport ricordiamo i Volatili di Ernesto Botta e oggi I'Atletica Varazze, i Veterani Sportivi con I'indimenticabile Vittorio Badano, la Polisportiva S. Nazario, il G.S. Don Bosco, ecc. Quanta strada ha percorso questa nostra Varazze in 150 anni e quanta ancora ne può fare! Abbiamo uno dei più belli e funzionali porti turistici del Mediterraneo, un piccolo ed efficiente Museo del Mare, il Museo Archeologico di Alpicella, dovuto alla passione del nostro cofondatore Mario Fenoglio, del quale giustamente porta il nome; un vasto e meraviglioso entroterra, ci vuole adesso il sospirato nuovo campo sportivo "Pino Ferro'' e anche una piscina, ma soprattutto una rinnovata fiducia in noi stessi per ritrovare lo spirito vincente dei nostri padri. Sta a noi e alle nuove generazioni continuare a onorare questa meravigliosa città con il rispetto che merita il suo illustre passato, superando i difficili momenti che stiamo attraversando, consci della gloria che la portò sugli scudi del mondo intero.

PINO GALUSSI ULTIMO CLIC...

Nel mese scorso, quel maggio che lo aveva visto iniziare innumerevoli stagioni estive e balneari con Ida fedele Elica a tracolla, Galussi (Bob per gli amici) ci ha lasciato, portandosi dietro i ricordi di una vita tra-scorsa intensamente, sia come fotografo, sia come persona che amava la sua città e ne seguiva con intensità ogni evento e ricorrenza. Il suo posto preferito erano i giardini accanto alla grande vasca, dove scattava, spesso accompagnato da tortorelle e balocchi vari, le sue istantanee a bimbi sulla carrozzella, anziani a passeggio e coppie d’innamorati in vacanza a Varazze, personaggio che faceva parte, come le palme, della stessa cornice di quel piccolo e suggestivo mondo. Negli anni '50 -'60 era noto anche come giocatore di boccette, in quei festosi tornei che si tenevano allora nella nostra città e nei paesi limitrofi, emergendo come uno dei migliori nella "stoccata" Lo ricorderemo, Pino, per le sue canzoni sussurrate a Televarazze e per la gioia che esprimeva alla festa patronale di S. Caterina, allorchè, con I'immancabile 'resta" di nocciole, rinverdiva una tradizione che veniva da lontano, forse ultimo ad adornarsi di quella collana che nel passato era la gioia dei più piccoli. Tante immagini, tante simpatiche chiacchierate, tanti volti di artisti catturati dalla sua Leica, mai appesa al chiodo, nonostante le nuove mode digitali. Con Pino se ne va un'altra pagina di quella Varazze che aveva conosciuto spensieratezze oggi sconosciute. Altri tempi. Ciao Pino. Siamo rimasti in pochi di quell’allegra brigata di allora. Non mancherà I'occasione di ricompattarci presto... Le nostre condoglianze ai figli Davide e Barbara.

FRANCO CAPPELLO. UNA VITA DI VOLONTARIATO

Un altro grande e caro amico ci ha lasciato lo scorso mese di maggio, Franco Capello. Di lui si potrebbero dire e raccontare tante cose ed episodi di una vita dedicata sostanzialmente agli altri, oltre che alla famiglia, in quel mondo del volontariato, dove il suo senso dell'organizzazione lo aveva chiamato a ruoli di presidenza e di responsabilità, tanto nella Croce Rossa che nell'AVIS, braccio destro per anni del dott. iato. Poi Massone che sapeva di poter contare su un uomo leale e sempre disponibile. L'impegno di Franco si era articolato anche in altre direzioni, e noi del Campanin Russu lo ricordiamo fra i primi quando la nostra associazione riprese vita e slancio nel 1973, dopo un lungo periodo di stasi. Capello si adoperò nella riorganizzazione interna ed esterna del sodalizio, sia nel direttivo sia nell'allestimento di mostre fotografiche e di battaglie ecologiche in difesa di Varazze e del suo territorio Litoraneo e montano. La sua caratteristica era il sorriso e I'affrontare varie situazioni di petto e senza inutili tentennamenti, una praticità essenziale e risolutiva, accompagnata da simpatiche battute e dal buonumore, doti che lo circondavano di tante amicizie e di sinceri apprezzamenti. Sabato 10 , nella chiesetta dell'Oratorio Salesiano dove, ragazzo, aveva trascorso serene ore di gioco, una vera folla di amici e di Colleghi della Croce Rossa e dell'AVIS, si sono strette attorno alla moglie Flavia e ai figli Marina, Roberto e Massimo, in una corale manifestazione di cordoglio, segno di un dolore e di una stima che superano i confini dell'ultimo traguardo. U Campanin Russu e Il Giornalino si uniscono al dolore dei famigliari, porgendo sincere condoglianze.

ADDIO AD ALBERTO TOMMASI ''TOMBER''

Un altro amico ci ha lasciato il mese scorso, un maggio veramente carico di sofferenze e di lutti che ha colpito numerose famiglie della nostra città: Alberto Tommasi ''Berto'' per gli amici, pittore tra i più conosciuti e apprezzati non solo a Varazze e le cui opere fanno parte di collezioni pubbliche e private, ha posato il suo magico pennello lasciando un'eredità d'arte che continuerà a parlare della sua bravura alle presenti e future generazioni. Con lo pseudonimo "Tomber', Berto ha firmato innumerevoli paesaggi varazzini e liguri con quel tocco di verismo che sapeva offrire atmosfere di spettacolare intensità. Marine, carruggi, scene di pesca, ma anche i colori accesi o smorzati di estati e autunni catturati nel nostro entroterra, forma una galleria infinita del suo operare, una passione che sempre lo ha accompagnato e che, nell'età della pensione (dopo una vita Laboriosa in varie attività) aveva assunto una corposa umanità nel suo studio di piazza Mameli, piccolo salotto di amici fedeli e di cultori della sua arte. Un amico, Tomber, ricco di humor e di quello spirito, a volte caustico, che sapeva dare a tutti il sorriso. Molta commozione ai suoi funerali nella chiesa di S. Domenico, venerdì .6 maggio, per un amico e un artista chiamato a ritrarre altri, eterni stupendi paesaggi. Le nostre sincere condoglianze alla moglie Gianna, al figlio Tullio, alle sorelle e al fratello..

TEMPO DE VOTAZIOIN (Carlo Ghigliotti)

Ancheu in to paise o l'è cangiòu quarcósa

Tutti te rian e ascì o te salua

e chi da sempre ammiòu co.a faccia dua

e chi da sempre o tegne a mussa imbosa.

Gh'è chi te strenze a man, chi t'assegua

dese pronto a fa qualunque cosa

chi te paga un gottin, chi sensa posa

o dixe che de ti o l'avia cua.

Tra quarche giorno, fin de tanta guaera

e doppo tanti Iampi e tanti troin

insemme ai pappe sc-cianchè pè taera

poriemo cheugge anche e l'illusion

de troppi nesci pin de sicumaera

che do paise se fàvan zà padroin

 

SATANA, SATANISMO E SETTE SATANICHE

"Satana esiste e dobbiamo stare in guardia per non cadere nelle sue insidie'', questo il sunto dell'interessante conferenza tenuta venerdì 16 maggio, nell'Aula Capitolare "S. Caterina della chiesa di San Domenico, da padre Francesco Dermine O.P., in due affollati appuntamenti, rispettivamente alle 16.30 e alle 21,00. Padre Dermine, Presidente Nazionale del G.R.I.S. (Gruppo di Ricerca e Informazione socio-religiosa sulle Sette), ha svolto un'ampia relazione sull'esistenza e presenza del demonio, rifacendosi ai molti passi del Vecchio e del Nuovo Testamento che ne parlano numerosissime volte, citando episodi reali accaduti soprattutto nel variegato arcipelago dei giovani, spesso vittime, in questo tempo di navigazione su Internet, di pericolosi approcci con un mondo irto di tranelli fatali. Partendo dai "puri spiriti" (angeli creati da Dio con facoltà di scegliere il bene o il male), padre Dermine ha fatto una capillare disanima della scala della creazione, spiegando Ie differenti tipologie dei vari "regni'' che vedono I'uomo al vertice di una piramide oltre Ia quale inizia Ia spiritualità che ci sovrasta e della quale dobbiamo tenere conto, non Iasciandoci comunque indurre in facili credenze, anche se esistono presenze "fisiche'' Ie quali, tramite Satana, possono produrre del male e che, forse troppo frettolosamente, credevamo di aver Iasciato nel bagaglio delle passate generazioni. Una conferenza ricca di pathos, con molti interventi da parte di un pubblico attento e appassionato, avvinto dall'illustre teologo ed esorcista che ha riportato I'auditorio a riflettere sulla potenza del male, ma anche sulla certezza della vicinanza di Dio e dell'opera salvifica di Cristo per tutti noi. "In sintesi''' afferma padre Francois Dermine, "Satana può fare solo ciò che Dio gli permette di fare, ma sta a noi cercare di evitare le tentazioni.''

 

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