per le tradizioni della tua città

MAGGIO 2017 - A VOXE DU CAMPANIN

10.05.2017 21:43

BASTA UNA SFOLTITINA

Non si tratta di un dolce (si potrebbe confondere con “sfogliatina o sfogliatella) ma, come forse si usava di più nel gergo dei barbieri di una volta, la “sfoltiti” indica la leggera potatura da darsi alle fronde degli alberi o degli arbusti che possono diventare pericolose o togliere la vista a particolari oggetti, case o monumenti, oltre a sistemare i capelli, sfoltendoli per l’appunto. Detta operazione sarebbe necessaria anche in via Carattini, lato sud dell’Asilo Guastavino, dove un grosso arbusto impedisce di leggere la targa che recita “DI QUI IL 10 MARZO 1886 DON  BOSCO BENEDICEVA I VARAZZESI, targa posta a ricordo dell’ultima visita del futuro Santo nella nostra città. Su segnalazione di un attento concittadino, consigliamo quindi una “sfoltitina” all’arboscello che copre la suddetta targa, assurta dalle passate generazioni quale simbolo di orgoglio e di affetto al grande educatore, fondatore del non dimenticato “Collegio Civico” di Varazze che portava il suo nome.

LA RICERCA DI UN TROVATORE

Cosa può cercare un”trovatore” in questi nostri tempi disincantati, quando non si usano più verseggiatori al suon delle mandole sotto veroni in fiore? Lo si è saputo sabato 1°aprile u.s. nella Biblioteca Civica “E. Montale”, durante la presentazione dell’ultimo libro di Mario Traversi “CANTO DI UN TROVATOR IN CERCA DI RISPOSTE”, una raccolta di poesie in “dolce stil novo e in dialetto romanesco”, avventura inedita e fuori delle normali espressioni in lingua corrente e in dialetto genovese di Traversi, accolte con viva curiosità e favore dal pubblico presente in sala. Introdotto dall’Assessore alla Cultura Mariangela Calcagno, padrona di casa attenta e scrupolosa, e presentato dal prof. Andrea Cipollone, studioso della poetica antica e moderna, il pomeriggio dal sapore “dantesco-trilussiano” ha spaziato, oltre alla tematica trattata dal libro, su altri e diversi orizzonti, partendo dalla Fiorenza del Magnifico sino a toccare le sponde del Tevere, in un originale viaggio nel tempo e nello spazio e un vivace scambio di battute e interventi fra l’autore e il presentatore, cui ha partecipato con simpatia l’attento uditorio. Leggere “CANTO DI UN TROVATOR IN CERCA DI RISPOSTE” può forse offrire lo spunto per sempre utili riletture sul nostro passato letterario e sull’ironia tipica romanesca, “chiavi” per aprirci la porta della serenità e toglierci dal nostro quotidiano “mugugno”. La presentazione è avvenuta con il patrocinio del Comune di Varazze – Assessorato alla Cultura, in collaborazione con l’associazione “U Campanin Russu.                                                            

UN VARAZZINO CHE SI FA ONORE

Ottima affermazione del nostro concittadino Dario Damonte – leva 1987, che si è laureato con voto 104, in Ingegneria ambientale, presso l’Università di Genova - Campus di Savona, con una tesi sulla “discarica della Ramognina” di Varazze. Dario ha presentato uno studio particolareggiato sugli scenari futuri che la discarica può offrire in tema di bonifica e di conseguente sfruttamento, con un ritorno economico e, soprattutto, nell’assoluto rispetto dell’ambiente. La tesi, preparata con la collaborazione del Comune, vivamente interessato a questo tema e alle prospettive di una sua soluzione dai risvolti positivi per tutta la comunità, è stata discussa il 30 marzo scorso, riscuotendo, oltre all’alta votazione di cui sopra, i più vivi complimenti da parte degli esaminatori, ai quali si unisce con simpatia il Giornalino. Bravo Dario! “Chapeau”

QUANDO A VARAZZE SI GIOCAVA A BILIARDO

Margherita (non ancora Kursaal), Bar Milano, Bar Miramare, Albergo Genova, tanto per citarne alcuni, erano i “templi” del biliardo, “stecca e boccette”, negli anni dell’immediato dopoguerra, con memorabili tornei che richiamavano a Varazze i migliori giocatori delle due riviere e un seguito di appassionati tifosi difficilmente immaginabili alle nuove generazioni ormai inserite in nuovi passatempi tecnologici, spesso solitari e pericolosi. Ne parliamo sfogliando il libro “Ricordi dai miei ottant’anni”, di Enzo Giusto (Milan), che ci ha lasciato molte preziose testimonianze del bel tempo che fu, tra cui l’epopea del bigliardo, appunto. A coppie o a singolo, si poteva assistere all’esibizione di autentici campioni, veri personaggi che al gioco aggiungevano una verve che portava a esplosioni d’ilarità, attirando un numero tale di spettatori da far invidia ai cinema e ai dancing, soprattutto quando erano in scena grossi calibri come Nanni Boggio, Giovanni Alvigi (u Sardenetta), Bob Galussi, Dario Volpone, Giancarlo Lusa, i fratelli Negro (Moretti) e altri di cui ci sfugge il nome. La televisione non era ancora arrivata a rinchiuderci in casa sulla poltrona e ci si divertiva con tutto quello che era comunità, voglia di stare insieme, tifare, sentirsi partecipi degli eventi che si celebravano in quelle fumose sale dei bar dove si respirava l’atmosfera dei film in bianco e nero che arrivavano dagli States, con i vari James Cagney e Hunphery Bogart che controllavano sulle scommesse, pronti a intervenire con la fedele colt. Qui non c’erano certi personaggi come si vedono oggi e i buttafuori dal pugno facile, ma regnava il buon umore e la risata che lasciava alle spalle il ricordo delle ferite belliche. Dal libro di Enzo Giusto abbiamo tratto anche l’immagine della conclusione di un torneo di boccette al Margherita. Cercate di riconoscere qualche volto. 

A SAN BARTOLOMEO SCUOLA DEI TRADIZIONALI “PARMÉ”

Brillante e riuscita la “scuola dei parmé” allestita dalla Confraternita San Bartolomeo in occasione della Settimana Santa 2017. Abili “maestri” nell’arte della confezione di “parmé” di ogni forma e dimensione, diretti da Lorenzo Cavanna, erede della grande scuola delle indimenticabili Angiolina e Chiara, veri monumenti non solo del Solaro, ma dell’intera Varazze, in fatto di tradizioni religiose (i più anziani si ricordano dei gruppi delle “verginette” e dei pellegrini” per la processione di S. Caterina da Siena), hanno dato vita a una scuola artigianale di quella che si può considerare una vera e propria arte con una significativa presenza di giovanissimi “allievi”, il chè è più di una speranza per il futuro della Confraternita, sempre ricca di fermenti e salda nelle tradizioni. A completamento di questo riuscitissimo esperimento (e chi ne dubitava?) parmé e ulivi sono stati benedetti da frà Candido (O.P.) sul sagrato dell’Oratorio, a cui ha fatto seguito la S. Messa vespertina della Domenica delle Palme, alla presenza di un foltissimo numero di fedeli.

NUOVO VERTICE AL “TRUCCO” DI VARAZZE

Il 29 marzo u.s. si sono svolte presso la sede sociale di via Ciarli, le elezioni per la nomina del nuovo Presidente e del suo Vice, del gruppo “Amici del Trucco”, il caratteristico gioco di carte importato dall’Argentina dai nostri avi naviganti e da qualche anno spettacolo giornaliero in piazza Bovani (du Ballun). I 57 grandi elettori (sistema USA), delegati dall’Assemblea Generale, hanno eletto alla Presidenza: Ambrogio Canepa, noto baritono varazzino, quale decano ricco di esperienza nonché astuto giocatore, mentre alla Vice Presidenza i consensi hanno premiato Luigi Tassara, titolare del Ristorante “Bri”, vivacissimo e talentuoso esperto dal tocco sudamericano. I numerosi soci del dinamico sodalizio solarino si sentono così ben rappresentati in vista dei prossimi tornei estivi, il primo dei quali si svolgerà il 23 giugno p.v., sempre in piazza Bovani, “clou” della serata del Tango, lanciata con successo dalla Pro Loco Borgo Solaro l’anno scorso e che vedrà la partecipazione di numerosi tangheri delle diverse scuole di questo conturbante ballo. Le più vive felicitazioni a Canepa e a Tassara per i compiti che li attendono (non dimentichiamo che il gioco del “Trucco” riveste interesse a livello internazionale.)

RISORGERÀ L’ANTICA TORRE DELLA MOLA

Dopo un lungo sonno (era crollata nella seconda metà dell’800) risorgerà sul promontorio della Villa Araba, la torre della mola, osservatorio e guida dei naviganti che, con le altre torri di levante e di ponente, dava l’opportunità di una rotta a vista utilissima ai tempi della vela, nonché vigile sentinella per la popolazione all’approssimarsi delle fuste algerine e tunisine che razziavano su tutto l’arco ligure. L’iniziativa parte da un privato il quale, a sue spese, intende riaprire una pagina di storia patria, utile anche come conoscenza e studio per le giovani generazioni. Detta torre sarà ricostruita con lo stesso materiale litico ancora giacente sul luogo dell’antica sua presenza (gabbri metamorfici con i cristalli verdi azzurri “i pirosseni”, immersi in una matrice biancastra, “microcristalli di plagioclasio” rifrangenti di notte ogni debole raggio di luce.) L’iter burocratico, facilitato dalla favorevole accoglienza del Comune di Varazze e degli enti, militari e civili, preposti alla conduzione e al controllo del litorale, è già a buon punto, per cui si prevede l’inizio dei lavori in un tempo relativamente breve. L’iniziativa di questo privato cittadino, il cui nome sarà reso noto a lavori iniziati, ha avuto l’immediato consenso di parecchie associazioni che curano la cultura e la storia di Varazze, tra cui l’Ass.ne Marinai d’Italia, il Club Nautico, l’Ass.ne Pesca Sportiva, la Lega Navale Italiana, l’Ass.ne U CampaninRussu, il Museo del Mare, l’Ass.ne San Donato, il Museo Archeologico di Alpicella e l’Unitre Varazze. La nostra città riavrà così quella preziosa torre che per secoli ha vigilato fedelmente per l’incolumità di naviganti e cittadini, un segno del tempo che ci ridà fiducia in un mondo dove il verbo che sinistramente echeggia di più è “distruggere”, invece di “costruire” e, in questo caso, “ricostruire”. Ne siamo lieti. Per noi e per quelli che verranno. Non ci resta che ringraziare, con i nostri migliori auguri, chi sa ancora guardare al passato e credere nel futuro.

“QUALCOSA IN PIÙ” DI SILVIO  CRAVIOTTO

Non è certamente “in meno” quello che ci offre Silvio Craviotto in questa sua ultima (e diciamo “per ora”) raccolta di versi alla quale ha dato il titolo di cui sopra, ma, ancora una volta, una lunga galoppata attraverso esperienze di vita e di pensiero che ce lo presenta anche nelle vesti di un giovane quasi all’inizio della propria avventura letteraria. Ed eccolo, infatti, il nostro Silvio, fresco in una lontana fotografia che mostra già i segni caparbi di un carattere deciso, volto a guardare fiducioso verso un futuro cui non demorderà. “Ad ogni primavera vedo che,/ a un palmo dalla neve,/ dove questa si è sciolta,/ ci sono primule e viole./ Anche quest’anno erano già lì,/ aspettavano il primo bacio del sole/ per sbocciare.” E le rime, come le primule, continuano a spuntare e a darci il senso della ruota che gira, spunti per meditazioni, ricordi e giusti attestati alla sua bravura.“Il cronico tuo male ed inguaribile/ il tuo vizio (di scrivere? Ma è vizio o virtù? Propendiamo per la seconda) che ti porta a essere testimone del nostro tempo e della nostra città, caro Silvio, il chè è già premio per quella penna che non vuole, non riesce a riposare. Per fortuna. Complimenti per “QUALCOSA IN PIÙ” e ancora avanti.

UNA VOCE DALL’ECUADOR

Ed è quella della varazzina suor. Daniela Maccari, misionera comboniana, che ci ha scritto da Quito in occasione della santa Pasqua, inviandoci gli auguri più affettuosi e riconoscenti in merito al progetto famiglia, al quale partecipano parecchie famiglie della nostra città. Con l’occasione, la nostra cara Daniela ci informa sulle condizioni sociali e umane dei suoi numerosi assistiti, soprattutto i bambini che spesso hanno perduto la mamma e vivono in situazioni difficili, se non disperate, come il caso di una ragazza che si è trovata a dover accudire quattro bambini dopo che la loro mamma, depressa per non trovare lavoro, aveva tentato il suicidio, restando paralizzata. Altre significative testimonianze ci vengono fornite sul buon andamento di ragazzi e ragazze con borse di studio che permettono loro di inserirsi più o meno agevolmente nella società ecuadoregna, e ci commuove dicendoci “quando dono qualcosa a un bambino, sia un pane, dei biscotti o una caramella, mi dicono sempre: "vado a mangiarlo a casa con i miei fratelli!’ Che bella lezione che ci sanno dare questi bambini!.” Suor Daniela ci dice anche che “le mamme di laggiù si meravigliano che vi siano persone che da lontano pensano a loro e vuole che vi informi che pregano per voi. “In occasione della Santa Pasqua, ”spiega ancora suor Maccari, “ci siamo recati, con la comunità indigena della Buena Esperanza, in un cammino di fede alla “Sorgente”, un luogo sacro degli antichi indios, a 4000 metri di altezza, di fronte al vulcano ghiacciaio Cayambe, dove volano i condor.” Insomma, una lezione di pratico altruismo quello della nostra concittadina suor. Daniela Maccari, la cui vita è veramente spesa per gli ultimi. Per tutto questo suo impegno, la ringraziamo di permetterci di fare anche noi un poco di quel tanto di cui ha bisogno quella comunità. Forza e coraggio, Daniela, siamo con te.

VENERDÌ  SANTO: IL “J’ACCUSE DI DON DOGLIO”

Forse mai, come quest’anno, la processione del Venerdì Santo ha visto la partecipazione di una vera folla di fedeli che ha accompagnato la cassa del Cristo morto in un composto e commosso silenzio, già preghiera e manifestazione di una fede che non ha paura di mostrarsi e segue le orme di quel Gesù che duemila anni fa ci ha insegnato, attraverso il sacrificio del Golgota, il cammino verso la salvezza. Si respirava un’atmosfera sospesa in una corale meditazione, che forse abbracciava anche le paure per i venti di guerra che stanno soffiando in varie parti del pianeta, soprattutto Medio ed estremo Oriente e riportava i più anziani al ricordo di drammatiche e luttuose esperienze. Il Cristo passava lungo le vie cittadine e gli antichi caruggi a mostrare le sue piaghe ancora crudelmente aperte per il colpevole comportamento dell’uomo; a urlare, nel silenzio della notte, il Suo perché a tante, troppe tragedie che continuano a offendere la stessa dignità dell’uomo. Un Venerdì Santo all’insegna di un urgente e non procrastinabile esame di coscienza che il parroco di Sant’Ambrogio, don Claudio Doglio, ha richiamato con un deciso “j’accuse” a tutti coloro che del denaro ne fanno un dio, alla violenza che continua a uccidere chi si mette di traverso a questo Moloch che inghiotte oro per vomitare degrado morale e morte. Un grido di dolore, quello di don Doglio, che ha colpito per la sua eloquente veemenza l’animo di tutti i partecipanti a questa sentita celebrazione. Una processione vera, dunque, che ridà tono e fiducia a quel popolo di Dio, spesso indifferente, che ha bisogno di ridestarsi per ritrovare l’orgoglio di chiamarsi cristiano, poiché, dopo il lutto del Cristo morto, c’è la splendida aurora della Sua Resurrezione…. e anche della nostra.

MARIA FRANCA CONTINI: UNA VITA PER I BAMBINI

Chi ha avuto la fortuna di conoscerla ne ricorderà il luminoso e contagioso sorriso, la sua continua disponibilità verso il prossimo, soprattutto i bambini ospiti dell’Istituto “La nostra famiglia”, dove Maria Franca Contini, scomparsa l’11 aprile scorso all’età di 80 anni, ha operato con generoso entusiasmo come “Formatrice e animatrice vocazionale, con impegno socio politico”, tanto a Varazze che nelle altre destinazioni dove la “Piccola Apostola della Carità” ha svolto la propria missione, lasciando di sé un ricordo difficilmente cancellabile. Varazzina doc (era figlia dell’indimenticabile Sandro Contini, fotoreporter leader della nostra città), Maria Franca ha speso i propri, non pochi talenti, per il carisma di carità del fondatore del suo ordine, il beato Luigi Monza, le cui parole “Come è reale questa gioia ! È Dio che chiede il vostro cuore: è Lui…”, siglano una vita di intenso lavoro missionario accompagnato sempre e ovunque da quel sorriso che apriva le porte, spesso pesantemente chiuse, di coloro che erano affidati alle sue cure. Addio Maria Franca, fra tante altre cose, sarà proprio quel tuo sorriso che ci mancherà di più. Le nostre più sentite condoglianze alla sorella Anna e ai nipoti Angela e Alessandro. 

PASQUA O FERRAGOSTO?

Una vera “invasione” della nostra spiaggia ha caratterizzato il fine settimana pasquale, con una presenza “ferragostana” che ha costretto a turni rinforzati i vari esercizi commerciali, soprattutto bar, pizzerie, focaccerie e gelaterie, queste ultime letteralmente prese d’assalto. In tilt i parcheggi (ma non si poteva fare di più, dato il gran numero di veicoli arrivati già dal pomeriggio di venerdì). È stato un vero e proprio anticipo d’estate, evidenziato dal tutto esaurito di parecchi alberghi e ristoranti e dagli stabilimenti balneari già in piena, anticipata attività, a conferma di come cambino i tempi, quando ancora qualche decennio fa le cabine si montavano a maggio inoltrato. Cambia il clima e l’estate arriva prima e si allunga sino a ottobre, se il tempo tiene, il chè non può essere che di conforto per la nostra maggiore attività: il turismo. Speriamo che questa Pasqua appena trascorsa sia indicativa di una stagione all’insegna del bel tempo e di molte presenze, volano della nostra economia. Del resto Varazze è troppo bella per non essere una meta tra le più preferite.    

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