per le tradizioni della tua città

OTTOBRE 2016 - A VOXE DU CAMPANIN

12.10.2016 12:50

 

LÛNÄIO DE VÄZE 2017

Il Lûnâio de Väze 2017, che sarà presentato con il numero di novembre del Giornalino, si varrà, in questa edizione, della preziosa collaborazione del GeoPark del Beigua, recentemente inserito nei beni ambientali protetti dell'UNESCO e sarà illustrato da una serie di stupende fotografie che dall'onda del surf, di cui Varazze ne è giustamente orgogliosa, salirà in una suggestiva carrellata fin sulla vetta del monte Beigua, passando attraverso il nostro bellissimo entroterra per offrire la visione di un territorio fra i più interessanti della Liguria, dove fauna, flora e paesaggio fanno a gara per regalarci emozioni indimenticabili. Il Campanin Russu e il Giornalino di Varazze e delle Frazioni hanno voluto, in questo Lûnâio 2017, fare un ulteriore salto di qualità con questa importante collaborazione del GeoPark del Beigua, la cui realtà di altissimo valore ambientale e scientifico nobilita i nostri sforzi per dare di Varazze e del suo vasto e magnifico hinterland il meglio che si possa offrire, per poterne assaporare la variegata bellezza. Cittadini e ospiti non si lascino sfuggire l'occasione di avere, come accompagnatore per i dodici mesi del nuovo anno, questo indiscutibilmente prezioso Lûnäio de Väze 2017.       

SAN BARTOLOMEO ANCORA E SEMPRE   

Fede e tradizione, bel tempo e una vera folla di cittadini e ospiti, sono stati l'ideale cornice della festa di San Bartolomeo, il 24 agosto u.s. La cassa processionale, scortata da ben ventidue Crocefissi, tra cui due mori, provenienti, oltre che dalle Confraternite cittadine, anche dal circondario savonese e genovese, dopo l'uscita dalla chiesa dall'Oratorio che la custodisce, ha sostato in piazza Bovani, dove il Parroco di S. Ambrogio, don Claudio Doglio, presente il capitolo, il Sindaco Alessandro Bozzano e la Giunta Municipale, ha recitato la preghiera al Santo, poco prima che la cassa raggiungesse la via Aurelia per la benedizione al mare e, successivamente, ai monti. Quindi, benedetto il popolo, la processione ha ripreso il cammino, sostando poi in piazza San Domenico per un momento di preghiera, per ritornare infine, in un tripudio di folla, in piazza San Bartolomeo, dove il Santo patrono del Solaro ha fatto il suo rientro trionfale sotto una pioggia di petali di fiori. Tutto ha funzionato secondo una regia ormai impeccabile, coordinata dal priore Simone Prato, che ha ringraziato Autorità religiose e civili, le bande musicali "Cardinal Cagliero" e quella di Cogoleto, le Confraternite e i portatori della cassa che hanno permesso la buona riuscita della manifestazione religiosa, nonché lo staff dei confratelli, la cui efficienza è proverbiale. Una grande agape fraterna ha quindi premiato, nel giardino delle Boschine, fatiche ed entusiasmo con una gustosa cena a base dei tradizionali piatti liguri e marinareschi, e un caldo arrivederci all'anno prossimo. 

MUSICA E CULTURA ALLA NOTTE BIANCA 2016

In un clima che risentiva del dramma dei terremotati dell'Italia centrale, e che per questo si è svolta con un orario più contenuto, la classica "Notte Bianca" di venerdì 26 agosto ha coinvolto cittadini e ospiti in una kermesse musicale incentrata soprattutto nel blues, musica che ricorda altre sofferenze, pur con ritmi che hanno dato slancio e dignità al popolo degli ex schiavi afro-americani, un accostamento, se ci permettete, alla ripresa di tante persone colpite dal sisma e che, necessariamente, guardano al riscatto di una ricostruzione materiale e spirituale. Musica nei vari spazi del Solaro, del Borgo e di San Nazario, dunque, con la partecipazione dei commercianti che hanno allestito simpatiche bancarelle per far conoscere prodotti locali e genuini, mentre, la Biblioteca Civica, aperta per l'occasione anche nelle ore serali, ha vissuto una straordinaria pagina di cultura con la presentazione del libro "Sabbia", una storia firmata con il misterioso pseudonimo Eva F. Dewalker, presentato da Miriam Bait, critica e scrittrice di chiara fama che ne ha illustrato la trama con dovizia di suggestivi particolari.  Anche questa partecipazione della Biblioteca Civica alle Notti Bianche, come dalle parole dell'Assessore alla Cultura Mariangela Calcagno, che ha aperto la serata letteraria, contribuisce a completare il "menù" delle offerte turistiche di Varazze alla colonia balneare, la quale, dopo una giornata di mare e di sole, può godere della rinfrescante e rasserenante atmosfera che la lettura sa ancora offrire a piene mani.     

I FESTEGGIAMENTI PER IL 150° DELLA "MADONNA DELLA GUARDIA"

"A buio stamane si sono chiamati,/ han preso per traccia da capre,/ con le scarpe a tracolla da metter giungendo". Così il poeta Camillo Sbarbaro, nella sua poesia "Montegrosso", raccontava le emozioni che provava quando, ragazzo a Varazze, saliva alla Madonna della Guardia in occasione della festività del 29 agosto. Questi suoi versi, che l'Amministrazione Comunale di Varazze ha opportunamente ricordato, nella parte finale della poesia, con un'apposita targa affissa, nel 2013, sulla parete destra del Santuario, sono stati riletti, sabato 27 agosto, in San Bartolomeo, da Mario Traversi, poco prima dell'inizio della S. Messa che ha preceduto la processione con la nuova cassa processionale della Vergine, che ancora "per traccia da capre...", ha percorso il vetusto sentiero dell'Acqua Ferruginosa che conduce sulla sommità di Montegrosso. Una processione ritmata da un entusiasmo che sapeva d'antico, guidata dal parroco di S. Ambrogio don Claudio Doglio e dal Sindaco Alessandro Bozzano, con una folta partecipazione di cittadini e ospiti della colonia balneare, il tutto coordinato dalla Confraternita di S. Bartolomeo, "ex macchina" della riuscita manifestazione religiosa e popolare nonché promotrice dell'iniziativa che ha portato alla realizzazione della stupenda statua della Madonna, ai cui piedi è inginocchiato il contadino Pareto, opera dello scultore Ezio Garbarino. Giunta a destinazione e con non poca fatica e numerosi, necessari cambi di spalla, la statua è stata quindi collocata all'interno del Santuario, dove lunedì 29 agosto si è svolta la tradizionale festa alla presenza della famiglia dei Marchesi Invrea, che ne diedero via al culto per merito del marchese Fabio Invrea, il quale collocò sul monte, nel 1861, un pilone con l'immagine della Madonna, diventando ben presto, con il prezioso volontariato e la spinta della Confraternita di San Bartolomeo, uno dei tre simboli religiosi e protettivi di Varazze: "La Madonna della Guardia, per l'appunto, S. Caterina da Siena e il Beato Giacomo". Lunedì 29 agosto, giorno dell'apparizione della Madonna sul monte Figogna di Genova, dopo le laudi alla S. Vergine e la S. Messa, officiata da don Claudio Doglio, la cassa con il nuovo gruppo ligneo è stata portata in processione fino alla cappella che sorge a settentrione della chiesa, per poi rientrare nel Santuario accompagnata dalle preghiere, dagli applausi e dalle note musicali della banda "Cardinal Cagliero". Nell'occasione, i numerosi fedeli saliti a Montegrosso, hanno anche potuto beneficiare dell'indulgenza plenaria dell'Anno Giubilare della Misericordia, concessa, per decreto della Curia di Savona, e per i soli 27, 28 e 29 agosto, a tutti coloro che, con spirito di sincero pentimento, sono passati attraversato la porta del Santuario. Dopo i sacri riti, è continuata la festa popolare nella rinascente pineta, con le squisite focaccette preparate dall'efficiente "cucina da campo" firmata San Bartolomeo, mentre si è intensificata la visita alla bella e riuscita mostra fotografica retrospettiva allestita da Varagine.it, con la professionalità che la contraddistingue, mostra che ha riportato volti e momenti di lontane e indimenticabili feste alla Madonna della Guardia, quando intere famiglie salivano "a piedi" come formiche sgranate in processione per una giornata di fede e di relax, con chitarre e fisarmoniche e tanta semplice gioia di vivere. 150 anni sono passati da quel primo pilone che il tempo trasformò in Santuario e i varazzini hanno voluto e saputo ricordarne la storia con un affetto che ancora non demorde. Di lassù, certamente la Madonna ne terrà conto. Ne siamo sicuri.

QUESTA TERRA È MIA E CI FACCIO QUEL CHE VOGLIO

In questi ultimi guizzi agostani e settembrini, abbiamo assistito con disgusto all'esibizione spavalda e indifferente di parecchi giovani che hanno scelto i giardini pubblici e ogni spazio verde alla portata di mano (es. via Battisti, alle spalle dell'Ufficio Postale), per i loro bisogni corporali "liquidi", pronti e con aria strafottente a rispondere in malo modo a chi osava interferire con le loro "operazioni in corso". Una volta si diceva che erano soprattutto gli anziani, con problemi di prostata, a non resistere alle sirene del verde pubblico, ma oggi pare proprio che il ruolo si sia invertito e sono i giovani, forti di una spregiudicatezza data dalla loro età e da un'evidente mancanza di educazione famigliare e civica, a offrire questi spettacoli anche durante il passeggio di cittadini e ospiti, il chè non ha bisogno di ulteriori commenti, ma ci  rafforza nella considerazione che la nostra cosiddetta civiltà occidentale ha ancora molta strada da fare, prima di ergersi a giudice di altre etnie. (Infatti gli spettacoli di cui sopra sono stati offerti da giovanotti di pelle bianca, come a voler ribadire che la città, o la regione o la nazione, è cosa loro e ci possono fare quel che vogliono. Loro soli. Meditiamo e...vigiliamo. 

PRESENTATI A VARAZZE I MIGLIORI VINI PIEMONTESI E LIGURI 

Dai filari del Monferrato ai vigneti Liguri, con puntate a quelli Sardi e ad altre regioni della penisola, in una scelta di prodotti di altissima qualità, questa la sintesi di una selezionatissima mostra enologica presentata a Varazze dalla Camera di Commercio, Industria Artigianato e Agricoltura di Asti, e tenutasi, mercoledì 31 agosto, a bordo del Moto Yacht "Amerigo" ormeggiato nel porticciolo di Varazze, dopo un brindisi augurale presso l'enoteca "Stazione di Salice", alla Marina di Varazze. L'evento, organizzato nell'ambito del 50° SALONE NAZIONALE DI VINI SELEZIONATI "DOUJA D'OR", programmato dal 9 al 18 settembre nei prestigiosi palazzi Ottolenghi e Alfieri di Asti, è stato introdotto da Bovo Efren, P.R. della Union Camera di Asti, alla presenza della stampa, tra cui il Direttore responsabile de "Il Letimbro", Marco Gervino (testata di riferimento del nostro Giornalino) e Mario Traversi del Giornalino stesso, con ampia illustrazione del Presidente dell'Azienda Speciale Camera di Commercio di Asti, Erminio Renato Goria, il quale si è soffermato con dovizia di particolari sulla genesi e il percorso del Salone, giunto al suo 50° anno di vita, con interessanti spiegazioni sul toponimo di "Douja" (pronuncia dùia), l'antico recipiente di terracotta utilizzato per travasare, conservare e servire il vino, usato e "nobilitato" dalla maschera piemontese Gianduja (Gian d'la Douja), al posto del bicchiere. Un Salone, ha quindi precisato Renato Goria, che offrirà alla degustazione e alla vendita centinaia di vini Doc e Docg selezionati dagli esperti dell'Onav. Tra i premiati spiccano gli Oscar della Douja d'Or, vini di assoluta eccellenza, che saranno insigniti della brocca dorata che simboleggia la manifestazione e che è stata presentata nel corso dell'incontro svoltosi sull'Amerigo. Varazze, che non è terra di vini, ma che ha un legame con Asti, forse non noto, ma sicuramente importante, essendo il "nostro" Beato Jacopo il fondatore del convento domenicano di quella città, ha così riallacciato gli antichi rapporti ligure-piemontesi in modo originale e foriero, speriamo, di altri importanti eventi, magari un gemellaggio tra le due città, come suggerito a suo tempo da U Campanin Russu e accolto favorevolmente dal Rione San Iorio di Asti, con i suoi sbandieratori. In fondo, il popolare motto "In vino veritas"
ben si sposa con l'Ordine Domenicano che alza come propria insegna "Veritas". Auguri per la riuscita del Salone di Asti e un grazie per aver scelto Varazze per questa anteprima nazionale "innaffiata" ad hoc da una splendida giornata di sole e di mare. 

LA NATIVITA DI MARIA SS. FESTEGGIATA IN S. DOMENICO

La Natività di Maria, festeggiata nel chiostro dei Padri Domenicani giovedì 8 settembre, è stata contrassegnata, ancora una volta, dalla presenza di un numero straordinario di fedeli, i cui "flambeaux" hanno contribuito a dare alla serata una cornice di suggestiva e intensa bellezza. Il S. Rosario, introdotto e commentato dal Priore, padre Daniele Mazzoleni, e recitato da alcune voci femminili, tra cui
quella di una suora domenicana di clausura, ospite per un breve periodo, del Convento di Varazze, è stato seguito con la solita, composta partecipazione, ribadendo l'affetto dei varazzini e degli ospiti della colonia balneare, alla Santa Vergine, dispensatrice di grazie e di quel sollievo spirituale, oggi più che mai medicina indispensabile per questa nostra sofferta società. Nelle parole di padre Daniele, accompagnate dai canti e dalle preghiere, sono state ricordate e ribadite le virtù che la famiglia odierna deve trarre dall'insegnamento della Madonna, vero faro di luce e di insegnamenti, per non smarrirci nel buio che rischia di farci perdere in una notte senza fine... Presenti al "compleanno" della Madonna (commovente il classico augurio cantato "tanti auguri a Te...), oltre al priore, i padri Giovanni Cavalcoli, Lorenzo Minetti, Candido Capitano e Alberto Mangili. Al termine della bella cerimonia, è stato annunciato che il 2 ottobre, in occasione della festa della Madonna del S. Rosario, la processione con la cassa lignea della Santa Vergine verrà affiancata dall'urna che contiene alcuni frammenti reliquari del Beato Giacomo da Varazze, nel 200° anniversario dalla conferma del Suo culto da parte di Pio VII, dopo il sanzionamento di papa Urbano VIII, avvenuto il 5 luglio 1634. (Questa interessante, lodevole iniziativa, si pone a suggello delle manifestazioni inerenti gli 800 anni di fondazione dell'Ordine Domenicano). Un cordiale rinfresco ha concluso la serata dedicata alla Natività di Maria, giusta appendice che ben si addice ad un sì importante compleanno.

A TRAVERSI IL "CLAUDE  MONET" DI POESIA DI DOLCEACQUA

Il Premio Internazionale di Poesia e arti figurative "Claude Monet", organizzato da "La Tour des Artistes" di Dolceacqua, è stato vinto, per la poesia, da Mario Traversi, con la lirica "Come Dolceacqua impressionò Monet", versi sull'impatto che l'artista francese ebbe nel visitare la suggestiva cittadina dell'estremo ponente ligure. Presentata da Luisella Bonino di Radio Montecarlo, la premiazione si è svolta sabato 10 settembre nella Sala dei Cristalli del castello Doria di Dolceacqua, alla presenza di un numeroso e qualificato pubblico italo-francese, con intervallo musicale del chitarrista Marcelo. Con voto unanime, la giuria, presieduta dalla scrittrice Rita De Santis e della quale faceva parte lo storico Marco Cassini e Renato Galbusera, docente di Brera * (*per la sezione Arti Figurative"), ha scelto la poesia di Traversi su un lotto di numerose opere italiane e francesi, "per l'ampio respiro che mette a fuoco le caratteristiche principali della pittura di Claude Monet.". Mario Traversi, che era accompagnato dalla moglie Anna e dal genero Simone Perata, ha ricevuto da Moris de Leyva, ideatore del concorso, una pergamena accompagnata da un gradito assegno e da un week end a Dolceacqua, nonché dagli applausi di un pubblico veramente scelto e cosmopolita. Come Dolceacqua impressionò Monet. " Occorreva nuova luce,/ un'impressione di riposante freschezza/ al suo eterno cercar di colori./ E vennero le mimose e l'ulivo/ le viti piegate come anime in preghiera/ sotto un cielo che anticipava/ blu di sognato paradiso./ E vibranti di vita vennero i fiori/ che tra le vetuste pietre/ alzavano steli di cocciuta speranza,/ tavolozza di chiaroscuri/ che suggerivano nuove idee/ per immediati appunti in "plein air"./ Ma fu per Monet/ soprattutto quell'arco di ponte/ che apparve improvviso/ a una svolta di strada/ a dargli risposte a quel che cercava;/ un borgo con occhi di sasso/ e voci di antiche presenze/ custodite dal tempo/ e ricche di semplici offerte/ che avean sentor di vendemmia./ Così Dolceacqua fu/ per Claude Monet/ un "ponte" di forti "impressioni"/ dove il pennello si fece farfalla/ e vestì di rinata poesia/ quel paesaggio di sogno./ E di armonia."                                       

IL "CORPO BANDISTICO CITTÀ DI RAPALLO" A VARAZZE

Nell'ambito degli interscambi musical-culturali tra i vari complessi bandistici regionali e nazionali, domenica 10 settembre u.s., il "Corpo Bandistico Città di Rapallo" è stato ospite di Varazze, dove ha eseguito un applaudito concerto in piazza Bovani, contraccambiando analogo evento svolto nella città del Tigullio dalla nostra Banda Musicale "Cardinal Cagliero", "nello spirito di sincera e forte amicizia e collaborazione che anima il mondo delle nostre bande musicali", come ha sottolineato il M° Guetta della Cardinal Cagliero. Il concerto dei rapallini, che ha presentato un ampio repertorio di musiche in un variegato programma di temi internazionali, ha riscosso un ampio successo di critica e di pubblico, sigla quasi finale dell'estate varazzina e del Solaro,

 

CONSIDERAZIONI DI UN VILLEGGIANTE CHE AMA VARAZZE

"È tutto bello: il mare, i monti, l'aria e la gente. Tornare a Varazze è sempre piacevole; ci si sente un po' come a casa nostra. Però...però.." Da molti anni P.B., milanese doc, sceglie la nostra spiaggia, e continuerà a frequentarla. Qui, negli anni '50, tra un tuffo e una gita in moscone,  ha conosciuto la ragazza che diventerà sua moglie, e qui vengono anche i figli e i nipoti; ormai come una tradizione. Una scelta che sconfina con l'amore verso la nostra città e che ci riempie di soddisfazione e di orgoglio, ma quel "però"..."Quel però si riferisce", spiega ancora il nostro amico, "a quei rumori troppo forti, quasi anarchici, che non tengono conto dell'irritazione che causano in chi li deve subire. Mi riferisco a quelle moto e auto che pare non abbiano nemmeno più la marmitta, tanto è il fracasso che lasciano ad ogni andirivieni. Anni fa, ricordo, c'erano due vigili con un apparecchio che misurava i decibel. Perché non si ritorna a quei controlli così urbani e auspicati da moltissimi cittadini e ospiti ?" Non abbiamo saputo rispondere, perché privi di elementi in merito, però, un "però" lo possiamo aggiungere. In effetti non sarebbe male ripensare a questa idea-lamentela, alla quale aggiungiamo anche altri "mugugni" per i decibel musicali esagerati che, oltre tutto, tolgono la possibilità di gustare la musica come converrebbe, dato che molti tra il pubblico dei vari concerti all'aperto, si coprono le orecchie poiché infastiditi dal troppo tumore. L'estate è allegra e rumorosa di per se e non possiamo pensare ad una città imbavagliata da discipline più consone a stazioni termali, ma un leggero ritocco a certi comportamenti non guasterebbe. Il rumore è vita. La musica è vita. Ma il centellinare il tutto come in un corroborante calice che accompagni nel modo migliore le nostre ore di relax e anche di siesta, ci pare la cosa migliore da farsi. Pensiamoci tutti insieme: autorità, cittadini e ospiti. La città è da godere in ogni sua sfaccettatura, con allegria e con quel garbo che diventa stile, blasone di una Varazze che è sempre stata scelta dalla clientela migliore. Non dimentichiamolo.          

OLIVIA  ACQUISTI: UN ESEMPIO DI VITA E DI IMPEGNO

A 63 anni la morte sa di furto e spegne il sorriso, dolce e a tratti malinconico, di una persona che faceva parte della nostra storia di tutti i giorni. Olivia Acquisti, la vigilessa "Vivi" (come suona beffardo questo simpatico soprannome...), ci ha lasciato il mese scorso, in un settembre ancora vestito d'estate, caldo e afoso, portando con se quel sorriso che aveva accompagnato per tanti anni una vita di impegno,
qualche volta sofferto per certi comprensibili difficili rapporti con il pubblico, ma sempre aperta alla disponibilità nel dare risposte e consigli, tanto sul "fronte della strada" che dietro ai vetri dell'ufficio, dove ci si recava per denunciare qualche smarrimento o soltanto per essere indirizzati verso soluzioni burocratiche attinenti il servizio svolto dai Vigili Urbani. Si è ricordato, in questi momenti di lutto e di tristezza, la sua simpatia e bontà verso gli animali, soprattutto i cani abbandonati o perduti, per i quali cercava di trovarne i proprietari e, in attesa di un esito positivo, se li portava a casa propria, al Pero, dove li accudiva con la figlia Susanna. Sono queste, le piccole, grandi opere verso la società, intesa nella sua complessa e diversificata struttura, che fanno grandi le persone, pur in ruoli di semplice
servizio: umani e animali visti in un'ottica di benevolenza e di attiva compartecipazione ai loro problemi; un servizio più che un lavoro, qualità sempre più rare al mondo d'oggi. Il Giornalino, nel porgere le sue più sentite condoglianze alla famiglia, partecipa al lutto della città per la scomparsa di Olivia Acquisti, che assolutamente "non scomparirà" dalla memoria di chi l'ha conosciuta ed ha potuto apprezzarne le doti professionali e la profonda umanità.

UNA MANIFESTAZIONE DA "RIPESCARE"

Sono ancora molti quelli che ricordano l'addio all'estate che Varazze soleva dare direttamente dalla sua spiaggia, nell'intero arco da levante a ponente, con una spettacolare "pesca con canna dal litorale", nota come Trofeo "Agostino Fazio Torretti", organizzata dalla F.I.P.S, Club Nautico e Lega Navale, con la collaborazione degli Scouts dell'Agesci Varazze, ognuno dei quali si disponeva al fianco di ciascun concorrente per controllarne il corretto comportamento e aiutarlo in qualche, eventuale necessità.  Più che una gara dava il senso di un arrivederci gioioso della città all'estate ormai al tramonto, ricordando ai turisti il legame di Varazze con il mare, anche con quella manifestazione che richiamava altre, ben diverse e difficili realtà che investiva il duro lavoro dei pescatori. "A quella gara possiamo aggiungerne anche un'altra", ricorda Ettore Candela, allora Vice presidente Provinciale della F.I.P.S e dirigente del Trofeo, "ed è quella della pesca notturna alla mormora, sempre dalla spiaggia. Erano manifestazioni di grande successo, con una partecipazione che superava le 150 unità e che portavano a Varazze, come un biglietto da visita bene augurante per l'autunno in arrivo, un notevole flusso di visitatori, sempre ben accetto per la nostra economia. Perché non possiamo ripristinare queste simpatiche e riuscite manifestazioni? Pensiamoci.

CARLA ZUNINO: DALLA CALIFORNIA AL CAMPANIN RUSSU 

Da molti anni Carla Zunino, varazzina Doc, vive a Santa Rosa, in California, ma, appena può, ritorna a respirare l'aria di casa e non dimentica, quale Socia Onoraria, di visitare gli amici del Campanin Russu, come è successo martedì 13 settembre u.s., incontro suggellato da un brindisi e dalla speranza di futuri "meeting", magari nella nuova sede del Campanin Russu (come si spera...). Carla Zunino era accompagnata dall'amica Teresa Ratto, che in passato aveva vissuto anch'essa negli States e che ora risiede nuovamente a Varazze. Vi sono stanti scambi di doni e, soprattutto, un caldo e sincero abbraccio che ha rafforzato ulteriormente i legami con Carla e la sua famiglia.

L'ULTIMO VALZER IN PIAZZA BOVANI

Con il "liscio" del complesso di Antonella Marchetti, martedì 13 settembre u.c., si sono concluse le serate danzanti in piazza Bovani, organizzate dal Comune - Assessorato alla Cultura, che hanno riscosso un grande successo di pubblico, soprattutto della colonia balneare, che non ha mancato una sola volta (vi sono state diverse serate in piazza Bovani) di partecipare, visibilmente soddisfatta, a questi appuntamenti con la musica e il ballo popolari. Il palco è ancora lì e può darsi che qualche altra manifestazione potrà essere allestita, ma la lunga estate calda è alle spalle e possiamo accontentarci di quanto è stato fatto dal Comune e dalla pro Loco Borgo Solaro per animare le ore notturne del popolare rione. Con le note di questo simpatico complesso di Antonella Marchetti, Varazze dà l'arrivederci ai nuovi "lisci" dell'estate 2017.                                                      

L'ARRIVEDERI A VARAZZE DI "LALTROMARE"  

Con un simpatico e allegro brindisi, la struttura balneare "Laltromare" sita sulla spiaggia ex pescatori del Solaro, ha voluto ringraziare tutti coloro, cittadini o ospiti, che hanno collaborato per la buona riuscita del loro impegno a favore dei meno abili e di tutti coloro che hanno usufruito del servizio balneare offerto, come si sa, a prezzi popolari. "Ci siamo trovati veramente a nostro agio, circondati dalla simpatia del quartiere Solaro, dove gli abitanti hanno capito l'importanza del nostro ruolo e dove abbiamo cercato di fare le cose con la massima diligenza e correttezza", spiega il responsabile di Laltromare del Solaro, Renato Genovese (altra struttura ha agito a ponente del Molo Marinai d'Italia, con gli stesso risultati - n.d.r.). Alla piccola, ma riuscita manifestazione dell'arrivederci, era presente il Presidente di Laltromare di Savona, Umberto Ferrari, la Presidente dell'ATA multiservice di Savona Sara Vaggi e il dott. Luca Pesce della Cooperativa Sociale inserimento lavorativo di persone svantaggiate, vari volontari, tra cui Alberto Traversa, già dirigente della struttura varazzina, nonché amici e cittadini di Varazze. "Speriamo di rivederci il prossimo anno", ci ha dichiarato ancora Renato Genovese, "sempre che il Comune ci rinnovi la concessione..." Cosa che ci auguriamo, aggiungiamo noi, considerato il buon lavoro svolto con ampia soddisfazione dei meno abili e di chi, probabilmente con non molte possibilità economiche, ha potuto farsi un bagno, usufruendo di doccia e servizi accompagnati da una pacca sulle spalle.

DON GIOVANNI GHILARDI ORA RIPOSA...

Un sincero e forte cordoglio ha suscitato a Varazze la notizia della morte di don Giovanni Ghilardi, avvenuta giovedì 15 settembre all'Ospedale San Martino di Genova, dove il salesiano era stato ricoverato per una grave malattia. Don Ghilardi era molto conosciuto ed apprezzato nella nostra città, poiché, fin dai primi passi del suo sacerdozio, aveva operato al Collegio Don Bosco e presso l'Oratorio, dove si era circondato della simpatia e collaborazione di numerosi giovani, organizzando, negli anni '70, una efficientissima "Comunità" impegnata nell'assistenza agli emarginati di ogni categoria e provenienza, organizzando corsi di studio per le licenze elementari e medie, assistendo famiglie indigenti e lottando con vigore per strappare molti giovani alla droga e alla prostituzione. Prete di strada e spesso scomodo, toscanaccio senza peli sulla lingua, non arretrava mai di fronte alle difficoltà, giungendo a prendere la laurea in giurisprudenza per difendere in prima persona, come avvocato, i suoi giovani in difficoltà. Quante battaglie in tribunale e quanti successi in quegli anni d'intenso lavoro! "Non esistono ragazzi cattivi, ma soltanto abbandonati e non curati come si conviene", si sfogava Giovanni (come lo chiamavano famigliarmente gli amici) e in questo, ma non soltanto, non si poteva non accostarlo a don Bosco, il Santo dal quale aveva appreso tanti insegnamenti, andandosi a cercare le "rogne" più spinose per quell'amore verso gli ultimi che lo rendeva quasi unico nel suo genere. Prima di lasciare Varazze per l'Oratorio di Savona e poi per altre destinazioni, ultima la parrocchia di Voze, Giovanni fece in modo di non tagliare alcun ponte con la sua Comunità, che lo ricordò sempre, andandolo a trovare sia a Savona che "in mezzo ai campi e alle capre" che personalmente accudiva e coltivava a Voze. Molti di quei giovani di allora, che oggi sono nonni e qualcuno bisnonno, si erano conosciuti nella sua Comunità e poi sposati, non dimenticando mai il bene ricevuto da quel piccolo prete sempre indaffarato e trasandato, che ha lasciato in tutti un ricordo indelebile. Ai suoi funerali, celebrati dal Vescovo di Savona Mons Vittorio Lupi, con la presenza di numerosi sacerdoti, centinaia di persone di ogni età, tra cui molti varazzini, ma soprattutto i "suoi" ragazzi che l'hanno assistito amorevolmente nel corso della malattia, lo hanno salutato commossi, accompagnandolo nel piccolo cimitero di Voze. Anche noi lo salutiamo con un "Ciao Giovanni. Lassù, come dice il Vangelo, "gli ultimi": ladri, prostitute e drogati, che tu cercavi per dar loro il tuo conforto e il tuo amore, ti saranno venuti incontro per accompagnarti dove, finalmente, potrai riposare dopo una vita senza respiro e a spron battuto, ricordando la frase che San Giovanni Bosco disse a un sacerdote che desiderava ritirarsi perché troppo stanco." In questo mondo non c'è posto per il riposo. Ci si riposa in Paradiso..."

ANTONIO PINO ADESSO SUONERÀ IN CIELO

Mentre il Giornalino stava per andare in macchina, abbiamo appreso della scomparsa improvvisa  del M° Antonio Pino, notissimo musicista e già maestro della banda musicale "Cardinal Cagliero", sulle orme del padre Francesco. Un lutto che ha gettato nello sconcerto i numerosissimi amici che stimavano in lui, oltre che l'artista, l'uomo per il suo amabile porgersi nei confronti di chi gli si rivolgeva per consigli di carattere musicale o soltanto per intrattenersi con una persona ricca di argomenti che spaziavano dall'arte alla filosofia, quel cercare continuo che ne faceva un prezioso conversatore, rara virtù di questi difficili e aridi tempi. Diplomato al Conservatorio di Stato "Giuseppe Verdi" di Milano, con tre lauree (pianoforte, composizione e strumentazione per banda), Pino aveva insegnato per 35 anni all'Istituto Magistrale "Giuliano della Rovere" di Savona, lasciando di sé un ricordo indelebile di seria e attenta professionalità e pazienza,  schivo di quel protagonismo che le sue qualità potevano ben vantare, ma aperto e pronto di battute in giusta compagnia. "Chi lo conosceva come musicista", racconta il M° Giusto Franco di Savona, "ricorda le molte composizioni realizzate e altre ancora da pubblicare, così come le canzoni da lui musicate, (tra cui la famosissima "Väze te veugio ben", su testo di Carletto Ghigliotti, diventata la sigla delle trasmissioni di Televarazze condotte dal non dimenticato Vittorio Badano, n.d.r.) Quante altre cose e virtù potremmo rendere note di Antonio Pino, vero artista e caro amico, ma lo spazio è tiranno, come è tiranno e crudele il dover scrivere questo necrologio da chi ne piange sinceramente la repentina scomparsa. Alla moglie Donella, fedele compagna di una vita incorniciata dalla bellezza dell'arte, vuoi musicale che della pittura e di altre muse, va il nostro sentito cordoglio di amici ed estimatori, estensibile alla sorella Bruna, agli affezionati nipoti Francesca e Simone, amici e parenti tutti. Il pianoforte di Antonio ora è muto, ma quelle note che svolazzavano dalla finestra di via S. Caterina ci accompagneranno per il resto della nostra, probabile effimera vita. Al suo funerale, celebrato da padre Lorenzo Minetti e da frà Candido Capitano, con un toccante ricordo del priore, padre Daniele Mazzoleni e una composta e numerosa partecipazione, tra cui parecchi musicisti provenienti da fuori città, la Banda "Cardinal Cagliero" lo ha salutato nell'ultimo viaggio verso quel Cielo dove lo attendeva un posto di riguardo nell'orchestra dell'Eternità. Ciao Antonio....

 


 

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